Siamo a bordo

Risposta all’articolo di Francesco Merlo (La Repubblica, 28 ottobre 2012, http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/28/news/protezione_incivile-45416212/?ref=search)

SIAMO A BORDO, MERLO!

Nel suo articolo su Repubblica del 27 ottobre sulla Protezione incivile dell’era bertolasiana, Francesco Merlo conclude con l’esortazione rivolta agli scienziati di tornare a bordo.
Caro Merlo, le do una buona notizia: noi ricercatori dell’INGV dalla nave non siamo mai scesi. Non siamo scesi in queste ore, durante la crisi sismica al Pollino, né durante la sequenza emiliana. E non eravamo scesi prima e dopo il terremoto di L’Aquila, impegnandoci sempre nell’analizzare tutti i dati e fornendo sempre tutte le informazioni utili alla Protezione Civile e alla popolazione, su web e nelle tendopoli. Non sono scesi nemmeno i nostri duecentocinquanta precari, che in questi giorni continuano a lavorare anche di notte, pur con il timore di perdere il lavoro a fine anno.
Non era sceso nemmeno Giulio Selvaggi quando partecipò alla disgraziata riunione del 31 marzo 2009, peraltro senza essere membro della Commissione. Anzi: con lui, a bordo durante quella riunione, c’eravamo tutti noi che in sala sismica stavamo analizzando i dati delle sequenze in corso in quei giorni a L’Aquila, a Sulmona e a Forlì, riassunti in una relazione tecnica distribuita alla riunione della Grandi Rischi. Ecco perché, con Giulio, ci sentiamo tutti ingiustamente condannati. Dal processo e da articoli come il suo.

Merlo, lei scrive che chiunque ha vissuto un terremoto sa che la prima precauzione è uscire di casa. Ma è sbagliato. La prima precauzione è vivere in una casa sicura. È pretendere la sicurezza delle scuole a cui affidiamo i nostri figli, dei posti di lavoro e dei luoghi pubblici dove viviamo. E questa sicurezza non è la scienza a potercela dare. Se non facciamo prevenzione, un’altra Aquila è possibile. Come poteva essere un’altra Aquila l’ospedale di Mormanno, evacuato per un sisma di magnitudo 5 perché nessuno lo ha mai messo a norma.

Scrive anche che gli scienziati avevano previsto l’arrivo di un’altra scossa mortale.  Non è così. Non avevamo previsto nessuna scossa mortale, ci dispiace: non ne siamo capaci. Dopo il terremoto del 6 aprile avevamo segnalato la probabilità significativa di altre repliche forti. Che ci sono state. Non potevamo dire di più. E anche il 31 marzo nessuno poteva prevedere nulla. Le nostre previsioni sono nella carta di pericolosità sismica del 2004: in Calabria, come in molte altre regioni italiane, un terremoto più forte di quello di Mormanno e di L’Aquila prima o poi arriverà. E bisogna prepararsi. Usiamola, questa carta che è norma dello Stato, per adeguare la classificazione sismica e per rinforzare gli edifici. Noi continuiamo a lavorarci, per migliorarla giorno dopo giorno con i metodi e i criteri propri della ricerca scientifica.

Se ci sia stata o meno la volontà di disinformare dettata dal Bertolaso, non lo so, ma se così fosse che si indaghi su di lui e su eventuali complici. Noi ricercatori non ci siamo prestati a nessuna propaganda maligna e anzi come tutti i cittadini auspichiamo che vengano chiarite al più presto le vere responsabilità della tragedia aquilana.

In conclusione, caro Merlo, si tranquillizzi: le assicuriamo che continueremo a restare a bordo.

Alessandro Amato
Direttore del Centro Nazionale Terremoti
INGV

Posted on November 4, 2012, in INGV. Bookmark the permalink. Comments Off on Siamo a bordo.

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